L – ‘La Cometa d’Argento’ E’ On Line

E’ USCITO IL MIO LIBRO,

‘La Cometa d’Argento’,

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XLIX – ‘Il Viaggio/4′

Scostata la tenda, il principe entrò. Una donna stava in piedi di fronte a lui, illuminata dalle fiaccole. Nuda. Anatomicamente era molto simile ai dynemiani, e aveva un corpo eccezionale. Flessuosa come una pantera. L’incarnato d’ambra, gli occhi d’ebano. I capelli neri lunghissimi intrecciati in uno strano modo.

‘E così sei giunto fino a me’

‘Già…’

‘E’ stato un viaggio molto lungo. Hai avuto molta pazienza. E molta fede’

‘…’

‘Il sesso è l’origine della vita. L’origine del cosmo’

‘Credo di sì…’

‘Ma ci sono molti modi di concepire e vivere il sesso. Lo si può vivere come gli animali, o come gli dei. Ma io, che sono una donna, non faccio differenza tra i due. Sono una dea che scopa come una lupa’

‘Capisco’

‘Ora, Galanima è un pianeta chiave nell’equilibrio di Tertius e dell’intero multiverso. Io sono molto potente, molto più di quanto questo mio misero corpo fisico possa farti pensare. Io posso DARE LA VITA. Ripristinare quelle parti di tessuto cosmico che ciclicamente vengono aggredite dal fenomeno transitorio chiamato morte. Ma per far questo ho bisogno di un compagno all’altezza’

‘Per questo sono giunto fin qui?’

‘Sì’

‘Per questo ho aspettato tanto?’

‘Sì’

‘E ora cosa dovrei fare?’

‘Scoparmi. Scoparmi e scoparmi. Scoparmi a lungo. Sono completamente aperta

Il principe si slancia su di lei, l’afferra e la rigira, e glielo infila dentro da dietro. Comincia a pomparla con una sorta di furia estatica, come se dovesse buttar giù il mondo per costruirne uno nuovo. Il corpo di lei aderisce al suo membro come fuoco liquido, e gli fa arrivare in testa scariche che eruttano dal centro del suo cranio come idee adamantine scaturite dalla mente di Giove in foia. E ogni volta che lui esplode il suo sperma bollente dentro di lei, da qualche parte nel multiverso una galassia recupera le forze. Quel su e giù, quel sudato, forsennato su e giù, serve nientemeno che a RIPARARE IL COSMO. Non mentiva, la Regina.

Scritto da Mauro

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XLVIII – ‘Unicum/2′

La Sessualità Creativa è per sua natura antipenetrativa. La penetrazione è la forma più rozza, impersonale ed in ultima analisi obsoleta di contatto sessuale. La Sessualità Creativa muove in direzione di uno scenario cerebrale ed estetizzante, imprevedibile e fondamentalmente sovversivo, che nulla ha a che fare con ‘l’istinto naturale’, è un prodotto dell’uomo, anzi dell’individuo, una sofisticazione, una ritualizzazione e un omaggio al gusto settembrino della Civiltà. Rimanere legati alla brutalità del coito significa lasciare completamente inerte tutto il nostro potenziale creativo, impedirci di personalizzare le nostre manifestazioni fisiche, emotive, psichiche e spirituali. Solo una volta abbandonata la penetrazione cominciamo ad esplorarci, ad esplorare ciò che sta intorno e prima e dopo la sessualità ‘normale’ e ‘genitale’. Lasciare esplodere dentro di noi questi mille mondi, che ci appartengono da sempre ma che lasciavamo sopiti, è il primo e decisivo passo verso l’emancipazione sessuale. Solo dopo comincia l’avventura della creazione di sé.

Scritto da Mauro

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XLVII – ‘Agente 11/2′

Arriva un messaggio. E’ Adèle. L’ha incontrata nel pub dove lei lavora. La visione l’aveva quasi ucciso: la somma di elementi eterogenei e incongruenti nello stesso corpo era, più che irresistibile, fatale. Viso smunto, da adolescente depressa, grandi occhiaie, carnagione grigiastra, l’impressione generale di una tristezza remota, vegetale. Ma sotto, un miracoloso sbocciare di sensualità matura. Maglietta a righe bianche e blu, una mano smaltata di rosso porta la sigaretta alle labbra; jeans attillati con dentro un gran culo da dea ancestrale, rotondo, abbondante, in ultraviolenta contraddizione con il viso anemico. E dulcis in fundo SCARPETTE ROSSE CON TACCO ALTO, un rosso lucido, spietato, abbagliante, innegabile attributo luciferino della giovane Medusa. Si erano parlati, si erano scambiati i numeri, si erano promessi di rivedersi. E adesso, sull’SMS, lei gli diceva in quale luogo e a quale ora, quella sera stessa. La Saggezza suprema riposa forse in qualche tana del Diavolo, tra le cosce della più troia tra le troie.

Scritto da Mauro

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XLVI – ‘I Maghi Rossi/6′

‘Tu! Mi inculerai qui, davanti a tutti!’

Abdul la osserva. E’ incendiata dal piacere, dal potere esercitato sui due Maghi. Il suo corpo sembra emanare luce, una luce scaturente dal cuore della carne. Sale i gradini della pedana. Appoggia le mani sui braccioli del trono. Offre agli occhi di Abdul la polpa spaccata e succosa del suo culo supremo. Gira il viso verso di lui, per invitarlo. Sorride. Abdul si sfila il mantello e a passi lenti la raggiunge. Appoggia le grosse mani sulle sue reni. Ed ENTRA. E’ come ricevere un minareto su per il culo. Lei strilla, ulula. Fang, costretto a guardare, è roso dalla gelosia. Richiamati dalle urla gli altri due Maghi tornano nella sala, ancora stravolti dal rito. Abdul la sta pompando con violenza, la sta letteralmente ammazzando a colpi di cazzo. Le afferra i lunghi capelli neri e spinge ancora più a fondo, ancora di più, come a volerle bucare la gola. Non gli è sfuggito che Geminah porta al collo un pendaglio d’oro, il cui simbolo è lo stesso ch’era inciso sulla porta di Era. I Maghi conoscono l’Intuizione. Abdul afferra la nuca della donna e la schianta di muso sull’oro massiccio del trono. Fang non realizza immediatamente, e quando lo fa ha già Dohn dietro di sé, e una lama puntata alla schiena. Abdul le strappa via il pendaglio e comincia a correre; Br-nat è già nel corridoio. Il terzo Mago affonda la lama nel corto pelo grigio del custode e inizia a correre a sua volta. Quella ferita non lo fermerà a lungo. I Maghi sembrano volare. L’energia della piramide si fa sempre più stringente, soffocante, come folate d’aria compressa che li schiacciano dalle pareti. Poi i passi. I passi frenetici del custode. Il suono della vicina morte, dello strazio.

‘Fermatevi maledetti! Vi farò a pezzi! Avete ucciso la mia Signora!’

I tre corrono veloce, sostenuti da tutte le risorse spirituali di cui dispongono. La sciacallo è sempre più vicino, il corridoio non si decide a finire. Quando sembrano spacciati, appare la porta di Era. E’ una scommessa. Non sono sicuri di nulla. Hanno agito d’istinto, sin da quando Geminah è apparsa ai loro occhi. Ma l’istinto di solito non tradisce. Abdul solleva il pendaglio. Il muro dissolve. Il custode è a un passo, la sua lama li lambisce. Si tuffano nel vuoto, nel vortice d’oro e sabbia che è all’esterno. Atterrano sul morbido. Dietro di loro, l’immensa Era. SIGILLATA. Nessuna traccia di Fang. Seduti e impolverati, i tre tirano un respiro di sollievo.

‘Cristo Br-nat, come ti è venuto in mente di accettare il rituale?’

‘Non lo so. In quel momento mi sembrava la cosa giusta da fare. Tu piuttosto, come sapevi che quel pendaglio era la Chiave?’

‘Non lo sapevo infatti…’

I tre ridono di gusto, come ridono i vecchi amici.

‘Ahahah! – fa Dohn – le donne… Come si sentono sicure del loro potere! E’ vero, hanno molte risorse, ma spesso dimenticano che c’è chi ne ha più di loro’

‘Cosa abbiamo imparato da questa avventura?’ chiede Abdul.

‘Beh, che anche alla donna più irresistibile si può sfuggire’

‘E io aggiungerei – dice Br-nat – che una volta che hai preso ciò che ti serve, non hai motivo di restare’

‘Maestro, sei il solito cinico…’

‘Affatto amico mio, affatto… Mi limito ad osservare il reale funzionamento del Tutto, e ad agire di conseguenza. E ciò è sempre saggio’

Scritto da Mauro

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XLV – ‘Fluidi Vitali’

La Violenza è Fatale. Mi fai desiderare la morte.

Il Sesso è Vitale. Mi fai andare su di giri.

In attesa della veglia funebre – al mattino risorgo ancora.

Mi hai portata attraverso l’oscurità nella LUCE.

***

Il momento in cui realizziamo che la nostra immortalità è uno dentro l’altro. (Senza di Te, sono meramente mortale. Con te, sono Dio.) Il momento in cui siamo immortali:

La ricerca dell’alchimista; la pietra filosofale:

E’ un cazzo duro.

(Lei possiede l’elisir)

***

La morte non ci può separare; Noi non possiamo morire.

Scritto da Jenna

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XLIV – I Maghi Rossi/5′

Dohn viene condotto in una stanza più grande, in penombra. Un letto a baldacchino nero. Lenzuola viola. Grandi cuscini sparpagliati sul pavimento.
‘Questa è la mia camera da letto, ti piace?’
‘E’ molto bella Sacerdotessa’
Lei va a stendersi sul letto. Allunga un piede verso di lui come a invitarlo a avvicinarsi. Il Mago siede sul bordo del letto, afferra delicatamente l’oggetto di culto offertogli e comincia a massaggiarlo.
‘Divina Geminah, non trovate noioso vivere in questa piramide tutta sola?’
‘A volte sì… ma sai, chi dispone di poteri come i miei ha molti diversivi… posso viaggiare in tanti mondi… il mio corpo, così come questa piramide, non sono gabbie… ho a disposizione l’INFINITO’
‘E il custode?’
‘Fang? Vuoi sapere se scopiamo? Certo. E’ un essere molto antico, e molto, molto potente… Quando mi scopa strillo come una matta. Ma è il mio guardiano. Ed è troppo servizievole. E questo a una donna non piace mai’
‘Mia dea, non so se resisterò…’
‘Non devi resistere. Sei qui proprio per CEDERE. Non hai mai maneggiato piedi più belli di questi, più soffici. Il cazzo ti sta scoppiando sotto il mantello e la cosa ti imbarazza perché sei davanti a una donna importante come me… ma quando imparerete? Che sono proprio le regine quelle a cui piace esser maltrattate? La cosa che apprezziamo di più è la FORZA. E la forza se ne fotte dei convenevoli’
Spinto da queste parole ad abbandonarsi al proprio istinto Dohn comincia a baciare i piedi di Geminah, a succhiarle le dita con passione divorante.
‘Così cucciolo mio, bravo. Sii quello che davvero sei, un ADORATORE. Uno schiavo. Siilo come non lo sei stato mai’
Il Mago è a terra ora, acquattato come un cane. Completamente annullato. Lecca, azzanna, sbava. In un’estasi senza nome. Si viene addosso. Non ha mai voluto altro.

Scritto da Mauro

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